Era il 23 Aprile quando venivo chiamato in classe dal Direttore dei servizi amministrativi..... qualcosa di estremamente urgente: "Ciao Roberto, c'è un problema avremmo bisogno di te...... sai c'è uno sciame d'api fuori la scuola in sede centrale come una nuvola davanti alle finestre.....!!" Eh già serviva la mia consulenza apistica!! Io: "Beh certo se sono in volo non possiamo far nulla, aspettate che si posino e poi eventualmente interveniamo.....". Davvero una notizia simpatica... dopo la mia ultima ora di lezione corro in centrale e mi chiedo: dove si saranno andate a posare?!?!?
Non ci potevo credere: sedute sulla panchina!! Ed ecco con l'aiuto di due mie studentesse Sabrina e Rebecca ci vestiamo e corriamo per intervenire con una piccola arnietta fornita di profumati telaini....
Senza paura sapevamo che lo sciame difficilmente punge.....
Veramente poi ci ho messo un pochino per farle entrare, se non fosse venuto in mio aiuto Carlo con il suo affumicatore sarei rimasto fino a sera.... invece verso le 15:00 sono andato via e son ritornato alle 20:00 dopo che tutte le api sono rientrate per riprendere l'arnietta.
Per concludere: è facile diventare un eroe per un apicoltore!!!! Eh Eh Eh, mi sembro sempre un Ghostbusters ( o meglio Beesbusters ...) quando mi capitano questi interventi.... ;-)
Se entrate nel mio piccolo giardino di appena 40 metri quadri vedete subito che c'è un eccesso di verde.....
ben otto alberi sono presenti: un mandarino cinese, un albicocco, un olivo, un limone, una pianta di alloro, un avocado, un melograno ed un prunus. Qualche mancanza?! Forse prima delle api, degli alberi sono un profondo amante.
Certo è che avere del vero verde, non un semplice praticello, mi/ci regala visioni di fiori, di animali e insetti che li popolano, di profumi, che quando vivevamo in appartamento non conoscevamo!
Ritorniamo però al discorso sul riscaldamento globale e sul paradosso di Fermi, ci eravamo lasciati con una visione abbastanza negativa sul futuro dell'umanità: l'aumento della popolazione fa crescere i consumi che aumentano le attività antropiche di consumo del suolo e di immissione di anidride carbonica nell'atmosfera, questo causa un aumento della temperatura (le correlazioni sono evidenti), che determina una possibile fine della nostra specie! Il paradosso di Fermi proponeva tale visione catastrofica indicando come difficile l'impossibilità di tenere una progresso scientifico per un tempo più ampio di due/trecento anni capace di inviare o ricevere segnali di altre civiltà progredite. Motivo per la quale due società di tal specie non si possono incontrare o è molto improbabile che si incontrino!
A me gli alberi piacciono e davvero ho sempre sentito che l'unico modo perché l'uomo si salvi è che egli stesso si renda conto della loro importanza in tutta questa storia (pensate al video proposto nell'articolo sul paradosso di Fermi in cui si vede l'immissione di anidride carbonica con il passare dei mesi immesso nell'atmosfera).
La conoscenza indiretta con il prof. Stefano Mancuso, neurobiologo vegetale di Firenze (grazie al tecnico dell'orto botanico di Roma, Marco Stefanelli, che ieri ci ha accompagnato in visita e ci ha indicato alcune suoi pensieri), mi ha confermato tale idea: lui dice che si potrebbe facilmente risolvere questo problema ambientale piantando subito mille miliardi di alberi!!! E certo che abbiamo la capacità scientifica e tecnologica di realizzare subito questo progetto.
Allora abbiamo capito che la politica non ha i tempi progettuali per realizzare idee di tale prospettiva, certo sono di poche decine di anni, ma i politici hanno tempi troppo corti per le proprie azioni, dicevamo che loro al massimo arrivano alla prossima legislatura come tempi di esecuzione, figuriamoci su progetti di così lunga visione (anche se ormai i tempi stanno aumentando esponenzialmente/pazzamente non si parla più di fine secolo...).
La visione di Mancuso è quindi positiva per quel che riguarda invece la spinta dell'economia che è costretta in termini rapidi a pensare alla conservazione dell'ambiente perché da tale stabilità deriva anche la possibilità di sopravvivenza della stessa azienda! Visione pragmatica ma comunque positiva che gli deriva dalla visione di ricerca della sopravvivenza delle piante: il loro cercare l'acqua, la sensibilità del proprio apparato radicale di cercare i nitrati di ammonio, di collegarsi alle piante vicine per stabilire reti di comunicazione per la suddivisione dello spazio aereo etc. etc.
Ha l'uomo la stessa consapevolezza e intelligenza?
Vi consiglio vivamente di visionare il seguente video per farvi un'idea e vi lascio con il suo pensiero finale che comunque mi spaventa: "Sarò sciocco, ma sono ottimista, io non riesco a immaginare di far parte di una specie così stupida che si estingue in un tempo così ridotto per la sua incomprensione delle regole base di come funziona la vita!"
Questa mattina in apiario piacevole davvero è stata la visita di tre visitatrici curiose ed interessate alla vita delle nostre amiche apuzze!
Lucy, mia collega di lavoro, con le sue splendide figliole Elisabeth ed Emma, avevano tante domande e volevano vedere come svolgevano la loro vita le api nel macrorganismo. Le ho quindi fatto indossare una maschera, dove le ragazze entravano due volte..... abbiamo legato le braccia del camicione per evitare che si intrufolasse qualche apuzza..... e finalmente siamo partiti per l'esplorazione di un paio di famigliole. Dalle nostre parti ci sono ancora 15 gradi di temperatura di giorno e le api non sono ancora in glomere (cioè raggruppate come una sfera all'interno del nido), questo ci ha permesso di visitare le api con discreta tranquillità senza creare loro un eccessivo disturbo.
"Ma visto che si parla tanto di regina, ci sarà pure un re?", chiedeva incuriosita una delle bimbe..... beh, diciamo che la società delle api è piuttosto matriarcale, sapete che i fuchi, i maschi delle api, non godono di grande reputazione all'interno dell'alveare (falso quanto raccontato nel cartone Bee Movie, dove c'erano gli stupendi "Fuchi fichi" che uscivano a bottinare con le loro armi automatiche!). Oltre che essere presenti solo nella stagione calda, in quanto consumano molte energie e non producono, sembra che il loro compito principale sia quello della fecondazione della regina che avviene, se non ci sono morti improvvise, non più di una volta l'anno. Anche se ho letto che negli ultimi tempi si è scoperto alcuni loro contributi all'interno dell'alveare come per esempio il sistema di raffreddamento estivo....
Una delle bimbe è rimasta affascinata una volta aperto un nido e, come spesso capita anche a me, non voleva quasi più richiuderle..... in effetti a volte rimango a guardare i telaini per lunghi minuti colpito da quello che avviene sopra: credo sia lo stesso fascino che c'è nell'osservare dal balcone su una strada affollata i pedoni che svolgono la loro vita, e molto di più rispetto a quando da piccoli giocavamo con i soldatini o con la casa di Barbie o simili, in quanto gli individui nelle casette sono dotati di vita propria ....e quanto di danno da fare!!!
In ogni caso grazie a Lucy e alle ragazze per il loro entusiasmo e nel ringraziarle per gli splendidi disegni (che son contento mi vogliono riportare su alcune delle mie fredde arnie......), spero di rivederle tutte presto in apiario!
Mi hanno chiamato per un altro intervento, questa volta nella scuola Quinqueremi. Il Preside Ferdinando, mia vecchia conoscenza, mi ha chiesto di liberare un aula dall'alveare che era posto nell'intercapedine di un muro. L'accesso era attraverso i fori della serranda e numerose erano le api che finivano dentro la stanza e ne morivano.....
L'intervento naturale è la decisione migliore in questi casi in quanto la chiusura totale dei fori è davvero un assassinio di migliaia di utili insetti e l'eventuale odore causato dal miele e dall'alveare può continuare ad attirare api nelle primavera successiva.
Comunque le api erano davvero tante e pronte per l'invernamento con favi colmi di miele. Siamo riusciti a recuperare i favi con la covata per riporli nel portasciame ed i favi con il miele li abbiamo posti in un secchio. Il giorno dopo però son dovuto tornare perché la regina non c'era: il fatto che non si erano agglomerate nell'aspirasciami mi aveva infatti messo in allarme, così la sera successiva ho finito il lavoro! Il glomere di api, dove avevamo tolto i favi, conteneva infatti la guida del superorganismo.
In questo periodo è importante recuperare la regina in quanto le api, avendo oramai cacciato la maggior parte dei fuchi dall'alveare, hanno difficoltà nella rimonta della famiglia.
Le arnie a Licenza sono cinque. Dopo l'asportazione della covata eseguita nell'apiario principale di Ostia Antica (per gli addetti ai lavori la tecnica dell'asportazione mi ha evitato da fare il blocco di covata, anch'esso metodo che normalmente si usa per combattere la varroa), speravo nella nascita di tre nuove regine nei tre nuclei che vi avevo portato, ma solo due di questi sono andati a buon fine!
Sono contento comunque perché le famigliole sono davvero in forma e spero che riescano a superare l'inverno con tranquillità! Leggo di grosse percentuali infatti di perdite invernali e in collina, dove è più freddo, queste sono più frequenti.
Questa è la nuova casetta dell'alveare raccolto alla scuola Vivaldi il cui Preside, per timore della stretta vicinanza con i bambini, ci ha chiesto di portar via.
La famiglia era da poco sciamata, infatti erano state fatte delle segnalazioni alla scuola proprio perché nei giorni precedenti si era notato parecchio movimento. Si vedono infatti i primi favi vuoti....
Abbiamo trovato quasi subito la regina e questo ci ha permesso di portarle via senza troppa fatica. Certo abbiamo dovuto utilizzare, io ed il nuovo amico apicoltore Carlo, l'aspirasciami, con il quale abbiamo catturato le api disperse ed alla fine a migliaia si son ritrovate nella casetta!
Abbiamo rilevato un terreno di mio suocero a Licenza, posto subito sotto un castagneto vicino alla villa di Orazio, e vi abbiamo portato delle arnie con gli sciami catturati questa primavera.
Vediamo se riusciamo ad avere una postazione in collina, con le difficoltà che ne derivano, provando pure ad eseguire un allevamento di tipo biologico. Intorno infatti non ci sono coltivazioni intensive e il luogo è ameno e naturale. Ci sono acacie, tigli, castagni, noccioli come alberi da bottinare e per quanto riguarda le piante oltre al solito rovo c'è molta veronica ed altre erbe spontanee che impareremo a conoscere.....